STRATOS 2020-09-27T13:52:39+00:00

STRATOS

Type: National design Competition
Year: 2020
Site: Cuneo, Italy
Client: Municipality of Cuneo
Exterior image: Onirism Studio, Milano (Italy)
Physical model: Atelier PCA
Model Pictures: M. Tritto
Construction Cost: 5.328.000 €
Sul limite della città vecchia di Cuneo tra le vie Sette Assedi, Corso J.F. Kennedy e C.M. di Luserna, si trova l’edificio storico ancora oggi denominato “Ex Frigorifero militare”.
Ridotto attualmente allo stato di rudere, privo dell’originaria copertura e di tutti gli orizzontamenti interni, ad esclusione delle due stanze frigorifere e del grande vano angolare, caratterizzato dalla presenza di colonne metalliche a sostegno di un impalcato ligneo chiaramente danneggiato ed in parte crollato, l’edificio mostra visivamente le tracce del suo passato ma, ancora di più, i segni del suo abbandono. Esternamente, la spessa muratura, costituita da ciottoli irregolari di pietra di fiume (provenienti dal vicino Stura) e listata da corsi di mattoni in laterizio, (tecnologia rintracciabile nella maggior parte degli edifici storici della città) appare in discreto stato di conservazione, mentre, dall’interno, è possibile constatare una forma di degrado che rende evidente l’esigenza di un necessario intervento di consolidamento strutturale. In “La vida de los edificios” l’arch. spagnolo Rafael Moneo, Pritzker Prize 1996, affronta in modo esemplare la tematica di “tempo” in architettura. Tra le pagine del testo Moneo scrive:
«Sugli edifici gravita il tempo […] Siamo obbligati ad accettare che la vita implichi continui cambiamenti […] Allo stesso tempo, la vita degli edifici è supportata dall’architettura stessa, dalla permanenza dei tratti più caratteristici e, anche se sembra paradossale, è proprio tale permanenza che permette di apprezzarne i cambiamenti». […]
Appare importante sottolineare l’effettiva lucidità di tale pensiero e l’umana troppo umana condizione del concetto al fine di afferrarne le potenzialità, coglierne le sfumature aperte sui temi della stratificazione, delle memorie, dei racconti, dell’azione del tempo sulle cose del mondo nell’ottica di operazioni con la storia, sugli edifici della storia. È assolutamente necessario, inoltre, che, in tale processo di lettura critica, non venga sovrastimata la relazione antico/qualità, vale a dire, la permanenza indiscriminata dell’antico in virtu’ solo del fatto di esserlo e, pertanto, prescindere da tutti quegli elementi carenti di pregio, architettonico, costruttivo o storico, introducendo una nuova architettura di intensa pregnanza formale ed in armonia con i linguaggi della storia del luogo.
Si tratterà, pertanto, di operare a dovuta distanza tanto dalle ragioni filologiche che dal mimetismo o “camuffamento” storicista come dalla posizione di contrasto propria dei linguaggi più contemporanei, transitando in un territorio intermedio in cerca di un equilibrio coerente ed armonico con l’architettura esistente, in una continuità non solo fisica ma anche storica con gli eventi. In ogni caso, la ricerca di tale continuità è un processo complesso che, a volte, si confonde con la ricostruzione letterale della forma, sebbene sappiamo che per far sì che tale continuità sia effettivamente riprodotta, sia necessaria e, quasi sempre inevitabile, una trasformazione. La proposta, dunque, prevede, da un lato la conservazione ed il consolidamento di tutte le murature esterne dell’edificio, preservandone la traccia della memoria e, dall’altro, la totale demolizione delle murature interne a vantaggio di uno spazio libero, maggiormente adattabile e riconfigurabile alle molteplici necessità dei fruitori. I solai crollati sono riproposti in legno, tecnologia con la quale furono realizzati gli originari orizzontamenti. Risulta invece obbligatoria, per questioni di sicurezza, la rimozione e la sostituzione delle travi rimaste in opera all’interno del vano angolare a vantaggio di una opportuna e assolutamente necessaria riprogettazione dei carichi massimi permanenti agenti sulle strutture, adeguandoli al nuovo programma funzionale. Il consolidamento di tutte le murature esterne e la relativa trasformazione degli spazi interni del volume esistente, predispone un perimetro basamentale ben piu’ solido del precedente sul quale è, dunque, possibile, intervenire operando con un’addizione volumetrica, leggibile all’interno della storia dell’edificio, come stratificazione contemporanea.
I materiali utilizzati rimangono, dunque, quelli rintracciati nella tradizione costruttiva del luogo, in accordo anche con l’utilizzo del mattone pieno, adottato come linguaggio architettonico per i paramenti esterni del volume di nuova costruzione. Il nuovo blocco si inserisce nel contesto urbano come presenza silenziosa, muta, quasi anonima, nel rispetto assoluto della storia del luogo, all’interno della quale entrerebbe a far parte. L’ingresso all’edificio è situato su via C.M. di Luserna: attraverso un cancello in metallo si accede al cortile, all’interno del quale la presenza di piante ed arbusti di piccola-media taglia partecipa all’atmosfera dello spazio esterno rendendolo adatto all’incontro o ad attività estemporanee all’aperto. Tutto il fronte Sud-Est, risulta cieco per la quasi totalità della lunghezza dell’edificio, solo una finestra angolare situata tra via Sette Assedi e C.M. di Luserna, apre uno scorcio sull’attuale piazza Virginio, regalando al fruitore, nella relazione visiva, un dialogo intimo con lo spazio pubblico della città. L’importantissimo tema dell’illuminazione spaziale è demandato al sistema di copertura, pensato come una vera e propria “macchina di diffusione della luce naturale”. Qui, grandi lucernai con un sistema di pannelli solari integrati alla forma dell’elemento, sono stati progettati attentamente per garantire un corretto rimbalzo dei raggi luminosi ed, iterati lungo l’intera galleria espositiva, assicurano le migliori condizioni di illuminazione per eventi come mostre e/o esposizioni. L’intervento confermerebbe, dunque, in modo coerente la posizione teorica ampiamente descritta in precedenza, con il risultato finale di una ricerca improntata piuttosto nello stabilire una relazione di tipo analogico con il vecchio edificio, nell’intento di proporre un’architettura non impositiva ma soprattutto pensata per essere realmente al servizio dell’edificio e dei suoi fruitori. Un’architettura che coincide con quella Altra tradizione della modernità che non è sinonimo di discontinuità o rottura ma, all’interno della quale, viene perseguita una risonanza complementare entro i linguaggi moderni ed i portati storici del luogo.