Montedoro 2020-07-10T18:09:15+00:00

MONTEDORO

International design Competition
Award: Third Prize
Physical Model: Atelier PCA
Images: Playtime, Barcelona
Site: Craco, Italy
Client: YAC and Craco Ricerche srl

Not far from the most famous city of Matera, perched on a landscape of white dunes, lies Craco.
Currently a ghost town, the ancient “Montedoro” was completely abandoned following the disastrous landslide of 1963. The small medieval town was built starting from a rocky spur emerging from the clayey soils covered with layers of sand that characterize the Lucanian landscape generating the natural sculptural forms commonly known as “Calanchi”.
Along this spur that the most representative buildings have resisted: the Norman Tower, the Church, Palazzo Grossi, a series of residential units and Palazzo Carbone.
The rest of the city, founded on clay, has been reduced to a pile of rubble, physical evidence of a past that will not be easily forgotten.

It is precisely from this “void” that the project tries to pick up the story.

At the entrance of the city, today an undefined space without dimensional references, but in the past occupied by the important Largo Alfieri followed by Largo V. Emanuele and Largo Bandiera, a “ Garden of memory ” ideally reconstructs the dimensions of the squares lost giving a new entrance to the village with resting points and a water source between the trees. The planting of greenery in this area contributes to the natural consolidation of the slope, greatly reducing the risk of further landslides. Crossing the garden, the visitor reaches the area where the first three volumes of the project have been placed: the Library/Cinemateca, the infopoint and the exhibition space. Here the vast photographic and cinematographic repertoire that links the history of this place to the present day can be enhanced through research, film projections and photographic exhibitions from local and/or international archives.

The use of wood in a syntax of punctual and light elements is not the result of a random stylistic choice but a direct consequence of the considerations described above regarding the particular geological conditions of the site. The architectural language adopted is therefore recognizable thanks to it’s technological difference when compared with the mass of the old city built in stone and bricks and, consequently, readable within the context, as a contemporary stratification. All shelters, inserted in a timely and strategic way, in order to give visitors an exclusive view of the landscape, adopt the same tectonic language and becomes part of the current visit route.

The experience culminates and ends on the rocky ridge that descends steeply on the N-O side of the old city. Here, a linear wooden structure houses the rooms, where passengers are given the opportunity to stay for more than one night, and a small restaurant which opens three of its sides to the landscape.
The architectural design is in continuity with the morphological structure of the slope and integrates the volume conceiving it as a conclusion of the urban form.

They look like temporary structures, scaffoldings waiting, sometimes clinging to the rocks, other times suspended over the landscape.

This work is a tribute.

This tribute is a betrayal.

This betrayal is an act of love.

To Peter Zumthor and Smiljan Radic.

Lausanne, 16.01.2020

Non molto lontano dalla piu’ nota città di Matera, arroccata su di un paesaggio di dune bianche, si trova Craco. Attualmente città fantasma, l’antica Montedorofu completamente abbandonata a seguito della disastrosa frana del 1963. Il piccolo Borgo Medievale fu costruito a partire da uno sperone roccioso affiorante dai terreni argillosi ricoperti di strati di sabbie che caratterizzano il paesaggio lucano per mezzo di forme scultoree naturali piu’ comunemente conosciute con il nome di “Calanchi”. Lungo questo sperone resistono gli edifici piu’ rappresentativi: la Torre Normanna, la Chiesa, Palazzo Grossi, una serie di unità abitative ed il Palazzo Carbone. Tutto il resto della città, fondata sulle argille, è oggi ridotto ad un cumulo di macerie, testimonianza di un passato che non sarà facilmente dimenticato.

E’ proprio da questo “vuoto” che il progetto  riprende il racconto.

Nell’area  d’ingresso alla città, oggigiorno spazio indefinito e privo di riferimenti dimensionali, ma in passato occupata dall’importante Largo Alfieri con a seguito Largo V. Emanuele e Largo Bandiera, un “Giardino della memoria ricostruisce idealmente gli ingombri delle piazze sopracitate restituendo una nuova entrata al borgo, proponendo punti di sosta ed una fonte d’aqua tra gli alberi. La piantumazione del verde in questa zona contribuisce al consolidamento naturale del pendio riducendo eventuali rischi di scivolamenti terreni. Attraversato il giardino, si arriva nella zona in cui sono stati collocati i primi tre volumi di progetto: la Biblioteca/Cinematecal’infopoint e lo spazio espositivo. Il vasto repertorio fotografico e cinematografico che lega la storia di questo luogo ai giorni nostri, potrà essere, in questo modo, valorizzato tramite ricerche, proiezioni di film ed esposizioni fotografiche d’archivio locale e/o internazionale.  

L’utilizzo del legno in una sintassi di elementi puntuali e leggeri non è frutto di una scelta stilistica casuale ma conseguenza diretta delle considerazioni sopradescritte ed inerenti le particolari condizioni geologiche. Il linguaggio architettonico adottato è dunque riconoscibile per differenza tecnologica se confrontata con la massa architettonica della città in pietra e laterizio e, di conseguenza, leggibile all’interno del contesto, come stratificazione contemporanea. Tutti gli shelters, inseriti in modo puntuale e strategico, al fine di regalare ai visitatori un affaccio esclusivo sul panorama, adottano il medesimo linguaggio tettonico e si inseriscono all’interno del percorso di visite attualmente già attivo. 

L’ esperienza termina sul crinale roccioso che ridiscende vertiginosamente a valle sul versante N-O della città vecchia.  Qui, una struttura in legno ospita le camere in cui i viaggiatori possono soggiornare per più di una notte, ed un piccolo ristorante che apre tre dei suoi lati al paesaggio. Il grande blocco lineare si pone in continuità con la morfologia del pendio e si inserisce come conclusione della città.

Come strutture temporanee, impalcature in attesa, alcune volte aggrappate alle rocce, altre sospese sul paesaggio.

Questo lavoro è un tributo. 

Questo tributo è un tradimento. 

Questo tradimento è un atto d’amore.

A Peter Zumthor e Smiljan Radic.

Lausanne, 16.01.2020